Due cifre, due domande separate
Il codice IP è definito dalla IEC 60529 e dice una cosa per volta. La prima cifra riguarda i corpi solidi, dal dito alla polvere. La seconda riguarda l'acqua: gocce, spruzzi, getti, immersione. Sono due prove distinte, con due risultati distinti, che si scrivono affiancati.
Da qui la conseguenza che sorprende più spesso: i gradi non si contengono. IP67 dichiara che l'apparato regge l'immersione temporanea, non che regge il getto in pressione — quella è la prova della seconda cifra 5 o 6, ed è un'altra prova. Un prodotto che deve reggere entrambe le condizioni si dichiara con entrambe (si legge spesso «IP65/IP67»), perché entrambe sono state eseguite.
Scegliere un grado più alto «per stare sicuri» non è quindi una scelta conservativa: è una scelta diversa. La domanda giusta è che cosa succede davvero in campo — polvere sottile, condensa, lavaggio a getto, o immersione accidentale.
Front IP65: la protezione è una faccia sola
Un panel PC o un monitor a incasso dichiara quasi sempre il grado sul solo frontale. Significa: montato a pannello, con la guarnizione prevista e il serraggio prescritto, la faccia che guarda l'operatore regge quella prova. Il resto dell'involucro — il retro, i connettori, le prese d'aria — non ha quel grado, e spesso non ne ha nessuno.
È un'informazione preziosa, non una furbizia: nella stragrande maggioranza degli impieghi a bordo macchina il retro sta dentro il quadro, e proteggere due volte sarebbe spesa inutile. Diventa un problema solo quando il montaggio non è quello previsto — apparato appoggiato, appeso, esposto sui due lati — o quando il capitolato copia «IP65» senza dire dove.
Nel catalogo la distinzione è esplicita: front, full e il grado dichiarato senza specificazione sono tre valori diversi. Il terzo va verificato sullo spec sheet del costruttore prima di darlo per «full»: la pagina di prodotto porta il documento proprio per questo.
Sigillare e raffreddare sono la stessa decisione
Un involucro che non lascia entrare acqua e polvere non lascia entrare nemmeno aria. Il grado di protezione, quindi, decide il raffreddamento: sopra una certa tenuta la ventilazione forzata sparisce e il calore deve uscire per conduzione, attraverso l'involucro stesso.
Questo è il vero vincolo di progetto, ed è a monte della CPU. La sequenza corretta è: ambiente → tenuta → raffreddamento → potenza dissipabile → processore. Fatta al contrario — si sceglie il processore e poi si cerca l'involucro — finisce quasi sempre con un compromesso sulla tenuta o con un declassamento della temperatura di esercizio.
Il fanless, del resto, non è solo una conseguenza della tenuta: è la scelta che toglie l'unica parte in movimento. In un apparato che deve stare acceso per anni in un quadro senza manutenzione, la ventola è il primo componente a guastarsi e l'unico che richiede un filtro da pulire.
Sul modulare, il raffreddamento è una classe
Nelle schede in standard VITA e PICMG il raffreddamento non è un dettaglio dell'involucro ma una classe della scheda: ad aria o a conduzione, con il calore che passa dalle guide al telaio. Sono due prodotti diversi con la stessa funzione, e la scelta si fa all'inizio perché condiziona il cassetto.
È lo stesso ragionamento dell'apparato sigillato, spostato dentro il rack: dove non può circolare aria, il calore esce per contatto.
Che cosa il catalogo sa filtrare
La tavola qui sotto conta le referenze per le forme che i costruttori dichiarano davvero, tenendo separati front e full — fonderli darebbe un numero più grande e sbagliato. I conteggi sono vivi, letti mentre la pagina si carica.
Una nota di onestà: il grado IP69K, quello del lavaggio ad alta pressione e alta temperatura, oggi non è nel nostro vocabolario di catalogo. Quando serve — nell'alimentare, in certe linee di imbottigliamento — non è un filtro da spuntare ma una richiesta da portare all'ufficio tecnico, che verifica sul costruttore.








